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Aspetti storici Come per tutte
le tradizioni popolari, le origini di questo prodotto sono
incerte. Il liquore ottenuto dalle sole bacche o dalle
bacche e le foglie fa parte della tradizione popolare sia
della Sardegna sia della Corsica. Data la vicinanza delle
due isole è probabile che le origini siano comuni.
Diverse fonti fanno risalire le origini di questo liquore
alla tradizione popolare dell'Ottocento. Nelle famiglie si
produceva il vino di mirto dall'infusione idroalcolica delle
bacche mature per macerazione. Per la macerazione si
utilizzava una miscela di alcool e acqua o, più
probabilmente acquavite e acqua, oppure lo stesso vino. Al
termine del periodo di macerazione all'infuso ottenuto si
aggiungeva zucchero o miele per dolcificarlo. Il prodotto
era destinato all'autoconsumo. Di questa semplice ricetta
sono citate delle varianti.
Presupposti della
trasformazione Le caratteristiche organolettiche del
liquore si devono al passaggio in soluzione degli antociani
presenti nella buccia delle bacche, che conferiscono la
colorazione al liquore, dei tannini presenti nella polpa,
responsabili del gusto astringente, e di composti volatili
che conferiscono l'aroma.
Il processo d'invecchiamento, da alcuni mesi fino al massimo
di un anno, è determinante sulle caratteristiche
organolettiche del liquore in quanto sia gli antociani sia i
tannini subiscono delle trasformazioni. In liquore appena
preparato in genere ha una colorazione molto scura, tendente
al nero con riflessi marcatamente violacei, e un gusto
astringente al palato. Dopo diversi mesi la colorazione si
attenua e presenta riflessi che tendono al rosso rubino, il
gusto è più armonico e vellutato con un'attenuazione
dell'effetto astringente dei tannini. Dopo un anno le
proprietà organolettiche degenerano, soprattutto in
riferimento al viraggio della pigmentazione verso il bruno.
Il periodo migliore in cui gustare il liquore va dunque
dagli 1-2 mesi dopo la preparazione, per chi apprezza la
pigmentazione nero-violacea e il gusto astringente, ai 6-12
mesi per chi apprezza un liquore più amabile e vellutato.
Durante il periodo di maturazione in bottiglia può
riscontrarsi la formazione di sospensioni, dovute ai
tannini, che rendono torbido il liquore. Il fenomeno è
negativo perché deprezza la qualità al senso della vista,
tuttavia non influisce sulle altre proprietà organolettiche:
una volta versato nel bicchiere, il liquore a contatto con
l'aria riacquista la sua limpidezza.
Preparazione
casalinga Esistono varie ricette per la preparazione
del Mirto, tuttavia lo schema si ripete invariato: infusione
alcolica delle bacche mature per macerazione in alcool a
95°, recupero dell'estratto alcolico, aggiunta a freddo di
sciroppo di zucchero o zucchero e miele, imbottigliamento.
Una proposta di ricetta può essere la seguente. Le bacche
appena raccolte vanno lavate accuratamente in modo da
rimuovere la polvere e altre impurità. La presenza di foglie
non è un fatto negativo, anzi contribuisce alle proprietà
aromatiche in virtù dei principi attivi volatili contenuti
nelle foglie. Dopo il lavaggio si lasciano appassire le
bacche per qualche giorno lasciandole stese in uno strato
sottile al riparo dalla polvere. A questo punto si
trasferiscono le bacche in contenitori di vetro scuro che
andranno colmati con alcool etilico a 95°. La quantità di
alcool da impiegare è importante: l'alcool deve appena
sommergere completamente le bacche perché una quantità
eccessiva fornirebbe un estratto povero di componenti. I
contenitori si lasciano esposti alla luce per alcuni giorni,
dopo di che vanno riposti in un luogo chiuso per tutto il
periodo della macerazione che deve durare complessivamente
circa 40 giorni. Al termine della macerazione si recupera
l'estratto facendo sgrondare le bacche. Con un piccolo
torchio si può recuperare un'ulteriore quantitativo di
estratto per aumentare la resa, tuttavia se si forza
eccessivamente la torchiatura si ottiene un liquore con
spiccate proprietà tanniche, pertanto si deve scegliere un
congruo compromesso fra resa e qualità. L'estratto va
filtrato impiegando filtri in carta assorbente. Nel
frattempo si prepara uno sciroppo sciogliendo a caldo lo
zucchero in una quantità adeguata di acqua. Si tratta della
fase più delicata perché un piccolo errore può ripercuotersi
in modo marcato sulle qualità organolettiche del prodotto
finale. Il grado di densità dello sciroppo dipende dalla
gradazione alcolica e dal grado di dolcificazione
desiderati. Le ricette propongono in genere quantitativi
medi in peso composti da 300 g di bacche, 300 g di alcool e
uno sciroppo ottenuto sciogliendo 250 g di zucchero in 250 g
d'acqua, tuttavia è più razionale operare in termini
volumetrici facendo un saggio preliminare su un piccolo
quantitativo: si prepara uno sciroppo con rapporto acqua e
zucchero di 1:1 e si aggiunge a freddo all'estratto
alcolico. I rapporti volumetrici sciroppo:alcool potrebbero
essere i seguenti: per ottenere una gradazione alcolica
del 30%: 65 ml di sciroppo aggiunti a 35 ml di estratto;
per ottenere una gradazione alcolica del 34%: 60 ml di
sciroppo aggiunti a 40 ml di estratto. Queste indicazioni
sono solo orientative perché per valutarle con esattezza
sarebbe necessario determinare la gradazione di partenza
dell'estratto alcolico. In ogni modo, una volta effettuato
il saggio preliminare si valuta l'opportunità di preparare
uno sciroppo più concentrato, se si desidera un liquore più
dolce, oppure più diluito se si desidera un liquore più
"amaro". Si tenga presente che nel processo di maturazione
il sapore dolce si accentua perché si attenua l'effetto
astringente dei tannini. In ogni modo si tratta di
valutazioni soggettive legate molto all'esperienza. Una
volta preparato, il liquore si travasa nelle bottiglie. La
tipologia migliore per la conservazione del liquore di Mirto
è la classica bottiglia bordolese, preferibilmente in vetro
scuro, da 500 o 750 ml di capacità. Prima di consumare il
liquore è consigliabile una conservazione di almeno 1 o 2
mesi per ottenere la maturazione. Durante la conservazione
potrebbe essere opportuno effettuare un travaso o una
seconda filtrazione per eliminare i sedimenti, ma spesso
questa operazione non è necessaria. E' del tutto inutile,
invece, cercare di eliminare l'eventuale formazione di
sospensioni fioccose dai riflessi chiari: si tratta di un
fenomeno fisico-chimico che non può essere rimosso con la
semplice filtrazione.
Preparazione industriale
Nell'industria liquoristica lo schema della preparazione
tradizionale è stato adattato ad un processo industriale, in
grado di operare su grossi quantitativi e ad applicare i
controlli di qualità. Le bacche, conferite da
raccoglitori che attualmente esercitano la loro attività
sulla vegetazione spontanea della macchia mediterranea, sono
sottoposte ad un lavaggio in acqua fredda per l'eliminazione
delle impurità, dopo di che sono sottoposte al processo
d'infusione. Questo avviene per macerazione in alcool
all'interno di sili in acciaio. Al termine della
macerazione, si procede con la separazione dell'estratto
alcolico dalla frazione solida. L'estratto alcolico è
convogliato in altri sili, mentre la frazione solida è
sottoposta ad un lavaggio con acqua potabile finalizzato a
recuperare l'estratto che ancora impregna le bacche.
L'estratto idroalcolico viene convogliato nei sili in cui è
contenuto il primo estratto. Quello che si ottiene,
denominato prodotto di massa, è un estratto idroalcolico con
gradazione superiore al 50% e viene mantenuto tal quale nei
sili di stoccaggio. Le operazioni successive si
effettuano a lla
fine sulle partite destinate all'imbottigliamento. Si
procede innanzitutto all'addolcimento del prodotto di massa,
in genere utilizzando zucchero o, come fanno alcune Case,
zucchero e miele o solo miele, dopo di che si aggiunge acqua
deionizzata fino a raggiungere il grado alcolico previsto.
Segue la filtrazione e, infine, l'imbottigliamento
generalmente in bottiglie in vetro scuro da 50 o 75 cl.
Il prodotto ha in genere una gradazione alcolica del 30% o
del 32%. Alcune Case offrono però al mercato liquori con
gradazione inferiore (28%) o superiore (35%).
Tutela
e valorizzazione L'interesse che il mercato sta
rivolgendo a questo liquore ha spinto alcune Case ad
associarsi per tutelare e valorizzare il prodotto. Nel 1994
è stata istituita l'Associazione Produttori Mirto di
Sardegna con lo scopo di definire uno standard di
produzione, di concerto con Centri di ricerca, definire un
marchio di qualità, promuovere azioni di tutela.
L'attività si è concretizzata nel corso di poco più di un
decennio con le seguenti azioni: Caratterizzazione del
prodotto con uno standard basato sulle caratteristiche
organolettiche e sulle caratteristiche fisico-chimiche della
frazione aromatica. Definizione di un Disciplinare di
produzione riferito alla materia prima, al processo di
trasformazione e allo standard del prodotto. Istituzione
di una commissione tecnica di controllo, formata da
rappresentati delle Università di Sassari e Cagliari e dei
produttori, che si occupa dei controlli di conformità al
Disciplinare sia sui processi di produzione sia su campioni
delle partite destinate al commercio. Adozione della
denominazione ufficiale Mirto di Sardegna. Inserimento
del Liquore Mirto di Sardegna nell'elenco ufficiale dei
Prodotti Trazionali (Decreto Legge n. 173 del 1998, Articolo
8, Comma 1). Organizzazione di manifestazioni di
convegni, esposizioni, iniziative di marketing. Un
ostacolo determinante alla valorizzazione e tutela del
prodotto è il mancato riconoscimento del prodotto da parte
della Commissione Europea. L'Associazione ha proposto la
modifica al Regolamento UE n. 1576 del 1989. Il Regolamento
comunitario disciplina le norme relative alla presentazione
delle bevande spiritose e alla tutela delle denominazioni
legate alla provenienza geografica. L'ultimo aggiornamento
del regolamento risale al 1989 e l'Italia è proprio uno dei
Paesi Comunitari che in passato si sono opposti a successive
richieste di modifiche. L'azione in sede comunitaria è stata
ostacolata proprio dal Ministro delle Politiche Agricole,
Alimentari e Forestali, contrario ad eventuali procedure di
riapertura del Regolamento che avrebbero accolto anche
richieste da parte di altri Paesi per prodotti concorrenti
con bevande italiane già inserite nell'elenco. Nel
decennio a cavallo del 2000 il mercato delle bevande
alcoliche mostra nel complesso un andamento negativo della
domanda. Al contrario, la domanda di Liquore di mirto è in
controtendenza e registra una marcata crescita anche e
soprattutto per la penetrazione del prodotto sia nel mercato
nazionale sia in quello internazionale. Il successo del
prodotto è comprovato anche dai tentativi d'imitazione e
dall'adozione di processi che contrastano con le direttive e
le finalità del Disciplinare di produzione e degradano
l'immagine del prodotto. Il Disciplinare prevede infatti
l'utilizzo di materia prima prodotta esclusivamente in
Sardegna, la trasformazione in aziende site nel territorio
regionale, l'adozione dell'infusione per macerazione,
l'assoluto divieto d'impiego di additivi, con particolare
riferimento ai coloranti. Possibili frodi che violano il
Disciplinare sono le seguenti: utilizzazione di bacche ed
estratti di provenienza extraregionale; utilizzazione di
aromi naturali prodotti artificialmente o isolati da piante
del genere Myrtus; utilizzazione di additivi coloranti
per integrare un basso tenore di antociani; estrazione
per infusione alcolica in corrente di vapore.
Utilizzazione del prodotto Per le sue proprietà, il
Mirto di Sardegna s'inserisce fra i digestivi, pertanto va
degustato dopo i pasti, anche se molte persone lo gradiscono
anche come aperitivo. Il modo migliore di apprezzarlo è
consumarlo ghiacciato, versato da bottiglie tenute in
congelatore.
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